Progetti

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LongobardWays

un progetto di itinerario europeo

longobard

La Comunità delle Valli dei Cavalieri ha aderito con piacere all’iniziativa, di cui è capofila il Comune di Monza, promossa dall’Associazione «Longobardia».  La finalità dell’Associazione è di realizzare il programma istitutivo dell’Itinerario culturale “Longobard Ways across Europe”. L’Associazione – che svolge il ruolo di “umbrella organization” è stata formalmente riconosciuta quale proponente ufficiale della candidatura per l’iscrizione nello specifico elenco degli Itinerari Culturali Europei dall’Institut Européen des Itinéraires Culturels di Lussemburgo, braccio operativo del Consiglio d’Europa.

La Comunità delle Valli dei Cavalieri, nel limite delle sue possibilità, sposa l’iniziativa riconoscendone l’importanza per la ricerca e la promozione del territorio. Segnialiamo, pertanto, l’appuntamento di Domenica 25 Settembre alla Sala della Cultura del Comune di Neviano; a partire dalle 9:30 si svolgerà una conversazione sul tema della longobardizzazione del nostro Appennino cui seguirà la presentazione del progetto. 

Nel contesto dell’Itinerario, esteso lungo l’asse centrale d’Europa – dalla penisola scandinava e dai mari del Nord sino al Mediterraneo – l’Associazione Longobardia intende valorizzare quell’ideale “Regione Virtuale Europea” nel cui ambito storico altomedievale ha lentamente preso forma e sostanza la Cultura longobarda, oggi considerata come il primo fondamento della Cultura d’Europa. Essa infatti è stata la prima a coniugare – con il decisivo apporto del Cattolicesimo romano – culture e tradizioni dei popoli del Nord germanico con cultura e tradizioni classiche greco-romane e con influssi bizantino-orientali e tradizioni slave: la prima base, appunto, della Cultura d’Europa, destinata a lasciare profondi segni nei successivi mille anni di storia e a vantare tutt’oggi significative presenze e tracce (concettuali, linguistiche, toponomastiche) nelle odierne Culture di diversi Paesi europei. Per maggiorni informazioni www.longobardways.org

La Comunità delle Valli dei Cavalieri, durante gli anni della sua attività, ha organizzato, ideato e patrocinato diverse iniziative a carattere culturale al fine di spronare giovani ricercatori e valorizzare il territorio. 
Questa sezione del sito ad hoc nasce per fornire un informazione aggiornata, ai Soci e al più vasto pubblico degli interessati, riguardo le iniziative e i progetti.

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Campagne di scavo al Castellaccio di Montemiscoso

CAMPAGNE DI STUDIO DEL CASTELLACCIO DI MONTEMISCOSO (RE)

Le ricerche nel castello di Montemiscoso (Comune di Ramiseto, RE) sono iniziate nell’autunno del 2011 e riprese nel luglio del 2013. Grazie a queste indagini è stato possibile recuperare spunti interessantissimi per la storia dell’insediamento e quindi comprendere per la prima volta le potenzialità del sito che, posto a circa mille metri di quota, risulta collocato lungo importanti direttrici che controllano il settore appenninico verso l’area toscana.

La campagna 2011 vedeva la Direzione scientifica del Prof. Gianluca Bottazzi dell’Università degli Studi di Parma assieme al Dott. Marco Podini funzionario della Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, la Direzione del Cantiere è stata affidata al Dott. Filippo Olari (Acmé). Hanno partecipato: per Acmè la Dott.ssa Francescamaria Malaraggia ed Elena Topi, la Dott.ssa Rachele Grassi (coordinatrice dell’intera ricerca), Simone Bergamini, Renato Pironti, Chiara Milanesi e Simone Carini (studenti Unipr).

Durante questa campagna, che è stata orientata sulla pulizia e documentazione delle strutture superstiti, sono state riportate alla luce e documentate circa 200 metri di murature lineari. La pulizia dell’intera area ed il rilievo hanno consentito di individuare tutti i perimetrali del castello, che appaiono relativi a più fasi specie nel lato est e nord-est dove è stato individuato l’accesso.

Il castello possiede una cinta muraria esterna di circa 115 metri lineari e l’area occupata è di poco superiore a 608 metri quadrati; in direzione SW-NE si sviluppa per un massimo di metri 46 e in direzione SE-NW per circa 24 metri nel punto di massima larghezza del pianoro.

Una grande torre a base circolare di 7.70 metri di diametro protegge il lato sud del sito castrense mentre i restanti lati sono naturalmente difesi dal declivio.

All’estremità nord del monte, in un punto terminale dell’altura e distante qualche metro dal castello, sorge una torre a base quadrata, la quale poteva costituire un ulteriore punto di controllo e collegamento visivo con gran parte del settore appenninico. Anch’essa è stata ripulita e documentata con rilievo.

I dati parziali permettono di intuire più riorganizzazioni interne al castello, in particolare nella zona a nord della torre circolare dove è stata individuata una scala (USM 14) che consente di superare un dislivello di circa 2 metri e separa idealmente due aree del sito: quella interna ad USM 3 dove si trova anche la scala e quella esterna dove è collocata la torre circolare.

La campagna del 2013 ha visto la Direzione scientifica della Dott.ssa Roberta Conversi e del Dott. Marco Podini, funzionari della Soprintendenza ai Beni Archeologici dell’Emilia Romagna, la Direzione del cantiere è stata affidata al Dott Filippo Olari (Acmé) con la Dott.ssa Francescamaria Malaraggia coadiuvati dalla Dott.ssa Rachele Grassi e Simone Carini e dalla preziosa collaborazione di Ivan Fioramonti.

Durante quest’ultima campagna si è deciso di proseguire le ricerche nelle aree per ora di maggior interesse: la cosiddetta cisterna, l’accesso e la scala.

Nell’area denominata cisterna è stato riconosciuto un grande ambiente rettangolare probabilmente voltato che risulta fasciato da doppio muro nel suo lato est, mentre il lato nord è parallelo e distante circa 10 centimetri dal muro perimetrale (USM 4). I lati sud ed ovest sembrerebbero anch’essi dotati di doppi muri. Questi dati potrebbero far pensare all’utilizzo dell’ambiente come ghiacciaia piuttosto che cisterna. Inoltre la scarsa impermeabilizzazione delle pareti, la quota piuttosto alta ed esempi di ghiacciaie coeve fanno supporre un’interpretazione diversa rispetto a quella iniziale.

Nell’area dell’accesso sono stati individuati principalmente la soglia (US 20) e la pavimentazione interna del castello formata da grosse lastre di arenaria ma priva di legante (US 21). L’approfondimento della zona in questione ed un’attenta lettura degli alzati hanno permesso di comprendere che il portale venne realizzato in una fase successiva alla costruzione originaria della cinta muraria esterna (USM 4). Sempre in quest’area è stato individuato ad ovest dell’accesso un setto murario privo di legante (USM 26) e obliterato da un crollo molto potente (US 29) composto da conci di grandi dimensioni, con presenza di setti murari angolari in giacitura primaria legati con malta tra loro. Questa nuova struttura (USM 26) sembra correre parallela al muro di cinta.

Ad est dell’accesso è stata individuata un’altra struttura muraria denominata USM 30, realizzata con materiale di reimpiego e appoggiata direttamente sulla pavimentazione in piane di arenaria dell’area cortilizia interna. La tecnica povera, l’assenza di malta, il reimpiego e il fatto che questa struttura sia in fase con materiali di XVII secolo fa pensare ad un’ultima fase di frequentazione del castello concentrata nell’area dell’ingresso.

L’area della scala invece ha restituito importanti informazioni riguardo probabilmente l’abbandono del castello. Alla base della scala è stato rinvenuto un piano pavimentale anch’esso realizzato con grandi lastre di arenaria prive di legante. Esso era coperto da un potente strato di bruciato (US 31) caratterizzato dalla presenza superficialmente di pietre arrossate dal fuoco e al di sotto di travi combuste, le quali fanno pensare ad un possibile incendio che ha fatto crollare la parte alta del castello.

Anche per quest’area si riconoscono almeno due diverse fasi di vita del castello; infatti la scala è stata costruita successivamente distruggendo ed impostandosi su un perimetrale interno del castello (USM 22).

I materiali individuati nelle due aree oggetto degli approfondimenti ci indicano che il periodo di vita più importante di questo castello può essere compreso tra il ‘300 ed i primi decenni del ‘600. La presenza di materiali datanti (maiolica arcaica, ma soprattutto la graffita invetriata rinascimentale che ci indica il termine post quem) nello strato sottostante l’incendio sembrano far orientare la datazione di questo evento traumatico non oltre il XV – XVI secolo

Future campagne potranno sicuramente aggiungere altri dati alle considerazioni attuali che in ogni caso descrivono una situazione molto complessa e meritevole di approfondimento.

Rachele Grassi
Filippo Olari

Fidelitas Fides Nostra

Immagine FIdelitas nostra

Fidelitas Fides Nostra! Non è solo il motto della Comunità, cosi com’è conosciuta e apprezzata nell’alta val d’Enza (parmigiana e reggiana) e nella val Cedra, ma quest’anno è anche il titolo di un progetto che è sostenuto dal contributo di Fondazione Cariparma.

Sono infatti passati ben dieci lustri dalla fondazione della Comunità delle Valli dei Cavalieri, un’associazione fra amici, studiosi e affezionati frequentatori delle antiche terre dell’Alta Val d’Enza, di Vallisnera, Vairo e Palanzano. Il sodalizio si prefigge l’obiettivo di raccontare “la storia e la vita” delle terre alte, cosi ricche di storia, bellezze naturalistiche e luoghi pieni di magia.

Il nome stesso la dice lunga: quelle Valli dei Cavalieri che evocano un medioevo fantastico sono il nome ancora vivo e usato da chi abita e frequenta i comuni di Palanzano e Ventasso. Nella verità forse meno ancorato a un tempo fiabesco è il segno di una particolare condizione delle antiche terrae militum governate nel medioevo da un clan di famiglie feudali, imparentate tra di loro e raccolte sotto la bandiera dei signori di Vallisnera. 

Da una storia all’altra i primi 50 anni della Comunità hanno fornito l’occasione per una serie di iniziative volte a dare corpo e voce al futuro dell’istituzione. Cosi, grazie al contributo di Cariparma si è affrontato una ristrutturazione del nostro sito, ora perfettamente accessibile anche da mobile e soprattutto arricchito della “biblioteca digitale”. Gli annuari, dal primo all’ultimo, sono stati interamente digitalizzati e sono a disposizione degli studiosi e dei lettori interessati che potranno cosi agevolmente ricercare notizie e fonti all’interno del bollettino giunto quest’anno alla trentottesima edizione. Grazie alla collaborazione con le Biblioteche del Comune di Parma la collezione è consultabile anche attraverso il sito www.parmaelasuastoria.it

Completano i festeggiamenti le iniziative del “convegno diffuso” una serie di visite, curate dal Consiglio Direttivo della Comunità e svolte da Guide Abilitate, che, gratuitamente e previa prenotazione, portano a scoprire gli angoli più significativi delle nostre Valli.

articolo fidelitas giornale