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Un territorio formato da due province

 
 
 
Il territorio che prende il nome di Valli dei Cavalieri è un’ampia area dell’Appennino emiliano, divisa oggi tra le province di Parma e Reggio Emilia (Comuni di Palanzano e Ramiseto), al confine con la Toscana. Si tratta di un’area di crinale compresa tra il corso del fiume Secchia e quello della Cedra con al centro la val d’Enza. La denominazione di questo territorio è molto antica e lo caratterizza dal punto di vista storico-culturale, indipendentemente dalle divisioni politico-amministrative che si sono succedute nei secoli. Le Valli dei Cavalieri devono infatti il proprio nome ai Milites, i Cavalieri, che le abitavano in epoca medievale e che sono stati capaci di dominare ed organizzare il territorio in modo tale che ancora oggi tra la popolazione sia presente il ricordo delle loro imprese. Questi Cavalieri erano membri delle famiglie nobili locali, alcune di origine longobarda, che diedero vita, appena dopo l’anno mille, ad un’organizzazione consortile delle loro terre che erano caratterizzate dalla presenza di numerosi castelli, torri e borghi fortificati. La loro organizzazione viene definita dalle fonti storiche Commune Militum.

I Cavalieri, in cambio dell’autonomia politica di cui godevano, si impegnavano a fornire appoggio alla città di Parma in caso di guerra, momento in cui questi nobili scendevano con le loro “masnade di armati” in città formando un contingente di cavalleria accompagnati anche dalla fanteria. Le milizie delle Valli dei Cavalieri erano abituate alle chiamate improvvise (al suono delle campane) ed erano in grado di organizzarsi velocemente agli ordini del proprio signore; il loro aiuto fu prezioso nelle lotte che interessarono la città di Parma e Reggio dal XI al XIV secolo. L’essere tanto importanti militarmente aveva anche alcuni vantaggi-concessi in particolare dalla città di Parma-che sollevavano la condizione economica della popolazione delle Valli che viveva in terre che offrivano poco e in cui era a volte difficile sopravvivere quando la stagione era più rigida del solito o i raccolti andavano in fumo per una nevicata primaverile. I vantaggi erano sanciti dallo Statuto della città di Parma del 1255 e consistevano nell’esenzione dal pagamento dei tributi “sui buoi e sulle zappe” per i nobili e per chi allevava i cavalli per l’esercito. Inoltre i Milites avevano la giurisdizione su tutte le arti concernenti l’equipaggiamento di un Cavaliere e del suo cavallo (i fabbri ed i maniscalchi che costruivano armi, armature e scudi e gli artigiani che costruivano i paramenti: selle, briglie e cavezze).

Tra le antiche famiglie spicca per importanza (anche se le fonti non chiariscono l’origine di questo casato) quella dei nobili da Vallisnera, di stirpe longobarda, che detenevano in feudo buona parte delle Valli dei Cavalieri-compresi gli imponenti castelli di Vallisnera e Vairo-concesse formalmente dalle città di Parma e di Reggio Emilia ma che in realtà amministravano come terre loro a tutti gli effetti arrivando anche a concedere uno Statuto di leggi valido nei propri dominii nell’anno 1207. Nello Statuto di Vallisnera, promulgato ed approvato alla presenza della popolazione, troviamo uno spaccato delle vita dell’epoca. Negli 80 Capitoli che lo compongono leggiamo tutti gli aspetti della quotidianità nelle Valli dei Cavalieri. Vengono regolamentati non solo gli aspetti politico-amministrativi, come l’elezione del Podestà, o quelli penali, ma anche l’organizzazione dell’agricoltura e della raccolta della legna, i giorni in cui è premesso il gioco d’azzardo e quelli in cui è festa religiosa oltre, naturalmente, alla natura dei tributi da pagare ai Condomini del castello di Vallisnera.

Pur con momenti di grande difficoltà, dovuti spesso a lotte interne alla famiglia, i Vallisneri dominarono sui loro feudi ininterrottamente dal XI secolo (momento in cui abbiamo i primi documenti, ma non si esclude che fossero presenti sul territorio già in epoca precedente quando le Valli dei Cavalieri erano sottoposte al Marchese di Toscana), fino alla legge napoleonica sulla soppressione dei feudi nel 1796. La storia di questa famiglia, che tra i suoi componenti aveva oltre a valorosi cavalieri anche giuristi e uomini di cultura (come Nicolò e Zibello che concessero lo Statuto nel 1207 o Bonacorso da Vallisnera fautore della prima raccolta di leggi reggiane nel 1242), è ricca di fatti di sangue ma anche di imprese gloriose. Altre famiglie che componevano il Commune Militum, alcune delle quali antiche quanto i Vallisneri e come i Vallisneri ancora presenti sul territorio sono: i Lalatta (ramo dei Vallisneri che prese il nome dal paese in cui vivevano e furono investiti del marchesato), i Torri (ramo dei Vallisneri stabilitosi a Succiso), i Fontana (uno di loro era presente alla promulgazione dello Statuto nel 1207, a Ranzano esiste ancora la loro casa-torre), i Laghi (vassalli dei Vallisneri dal XIII secolo, del paese di Castagneto dove da sempre possiedono terreni e case), i Capacchi (di Vairo, ma che vantavano diritti anche nelle terre di Vallisnera all’epoca dello Statuto). Molti intravedono nell’indole fiera di questi abitanti la discendenza del popolo dei liguri che vivevano tra questa montagne in epoca preromana ma che era difficile dominare perfino per l’esercito di Roma che riuscì ad averne ragione pagandone però un duro prezzo in perdite umane.

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